SERGIO SINI (1924 – 1986), “La mia Pusteria”

MOSTRE SUL TERRITORIO

Sergio Sini nasce nel 1924 a Treviso dove, fin dalla giovanissima età, si avvicina all’arte pittorica per esprimere il suo amore per la natura, compagna nelle sue ricerche di stile.
Il suo animo sempre pronto a commuoversi di fronte alle meraviglie della natura, è caratterizzato anche dalla sua ammirazione per i superbi paesaggi alpini (“le tre cime di Lavaredo – il Cervino – la Val Pusteria e altre zone delle Dolomiti”).
In questa rassegna sono presenti una selezione di opere realizzate durante i suoi soggiorni in Val Pusteria, ed in particolare a Villabassa.

Questi luoghi, che amava profondamente, erano la sua fonte di ispirazione durante i mesi estivi quando si trasferiva lì con la sua famiglia per amore della montagna e della pittura.
Ritratti, momenti di vita di questi territori, dalle processioni alle feste in costume tirolese, ai molti Masi e scorci di paesaggi realizzati nelle diverse condizioni di luce e stagione. Sono opere in cui il colore è il grande protagonista, applicato con una pennellata veloce e sicura, quasi espressionista.
La rassegna, coordinata dall’assessorato alla Cultura di Villabassa e Web Art mostre di Treviso, ha la presentazione in catalogo del prof. Eugenio Manzato.

Questa mostra è un’ulteriore conferma dello spessore artistico di un artista che ha lasciato un segno indelebile nella seconda metà del Novecento.

Un’occasione imperdibile per apprezzare il talento di questo grande Artista.

In occasione dell’evento, il 10 agosto alle ore 17.00 presso la Chiesa della Santa Trinità di Villabassa, ci sarà un concerto al pianoforte del compositore e direttore dì’orchesta Giorgio Sini, figlio del Maestro.

Sergio Sini wurde 1924 in Treviso geboren, wo er sich bereits in jungen Jahren der Malerei zuwandte, um seine Liebe zur Natur auszudrücken, die ihn auf seiner stilistischen Suche begleitete.

Seine Seele, stets bereit, sich vor den Wundern der Natur zu rühren, war auch von seiner Bewunderung für die prächtigen Alpenlandschaften geprägt („die Drei Zinnen von Lavaredo – das Matterhorn – das Pustertal und andere Gebiete der Dolomiten“).

In dieser Ausstellung sind eine Auswahl von Werken zu sehen, die während seiner Aufenthalte im Pustertal entstanden sind, insbesondere in Villabassa. Diese Orte, die er zutiefst liebte, waren seine Inspirationsquelle während der Sommermonate, wenn er mit seiner Familie dorthin zog, um die Berge und die Malerei zu genießen.

Porträts, Momentaufnahmen des Lebens in diesen Gebieten, von Prozessionen bis zu Trachtenfesten, sowie viele Ansichten von Landschaften, die unter verschiedenen Licht- und Jahreszeitbedingungen gemalt wurden. Es handelt sich um Werke, bei denen die Farbe im Vordergrund steht und mit schnellen, sicheren Pinselstrichen nahezu expressionistisch aufgetragen wird.

Die Ausstellung, koordiniert vom Kulturamt von Villabassa und Web Art Ausstellungen aus Treviso, wird im Katalog von Prof. Eugenio Manzato vorgestellt. Diese Ausstellung bestätigt erneut das künstlerische Talent eines Künstlers, der in der zweiten Hälfte des 20. Jahrhunderts einen unvergesslichen Eindruck hinterlassen hat. Eine unverzichtbare Gelegenheit, das Talent dieses großartigen Künstlers zu würdigen.

Im Rahmen der Veranstaltung wird am 10. August um 17.00 Uhr in der Kirche Santa Trinità in Villabassa ein Klavierkonzert des Komponisten und Orchesterleiters Giorgio Sini, dem Sohn des Maestros, stattfinden.”

Die enge Verbindung zum Pustertal und zu Niederdorf in besonderem Masse, sowie die Bewunderung unserer Traditionen, bringt Sergio Sini in den unzähligen Bildern, die er in den vielen Jahren seiner Ferienaufenthalte geschaffen hat, in bewundernswerter Weise zum Ausdruck.
Sie erzählen Geschichten, spiegeln Emotionen wider und regen zum Nachdenken an. Unsere wunderschöne Gegend, die Natur, die Gebäude und besonders die Menschen hat er geliebt und mit viel Geschick und Können in seinen Bildern dargestellt.
Die Bilder, die sie in unserer Ausstellung sehen, sind Ausdruck der Freude und Leidenschaft von Sergio Sini. Ich lade sie ein, sich Zeit zu nehmen, die Bilder zu betrachten und dabei die eigenen Gefühle und Gedanken dazu zu entdecken.
Mein aufrichtiger Dank gilt seinem Sohn Giorgio Sini, für seine Bemühungen unserem Museum die Bilder für die Ausstellung, teils auch durch Leihgaben, zur Verfügung zu stellen. Ein herzlicher Dank ergeht auch an die Besitzer der einzelnen Bilder.
Bedanken möchte ich mich auch für das schöne Geschenk, das uns Giorgio Sini mit seinem Konzert am 10. August machen wird. Das Zusammenspiel von Malerei und Musik verleihen dieser Veranstaltung eine besondere Note.
Dr. Günther Wisthaler
Sindaco Comune di Villabassa

Sergio Sini narra, con la sua pittura, il suo stretto legame con la Val Pusteria e con Villabassa in particolare. Negli innumerevoli quadri realizzati nel corso dei suoi numerosi soggiorni nel nostro paese esprime mirabilmente la sua ammirazione per le nostre tradizioni.
Le sue tele raccontano storie, riflettono emozioni e ispirano riflessioni. Amava la nostra bella regione, la natura, gli edifici e soprattutto la gente. Nelle sue immagini li ritraeva con grande abilità e capacità.
I quadri esposti sono l’espressione della gioia e della grande passione di Sergio Sini verso questi luoghi. Vi invito a prendervi il tempo necessario per osservarli attentamente e scoprire i sentimenti e i pensieri che essi risvegliano in voi.
Ringrazio di cuore il figlio Giorgio Sini per l’impegno profuso nel raccogliere i quadri e metterli a disposizione del nostro museo.
Un ringraziamento va anche ai proprietari dei quadri per avere permesso la loro esposizione.
Grazie ancora a Giorgio Sini per il meraviglioso regalo che ci farà dando un concerto il 10 agosto. Il connubio di arte pittorica e musica darà a questo evento un sapore speciale.
Dr. Günther Wisthaler
Sindaco Comune di Villabassa

Herzlich Willkommen zur fesselnden Welt von Sergio Sini, einem Künstler, dessen Pinselstriche die Grenzen zwischen Realität und Licht verschwimmen lassen. Sergio Sini ist weit mehr als ein Malerer ist ein Geschichtenerzähler. Diese Ausstellung erzählt die Geschichte eines Dorfes, eines Tales, das Sini so sehr geliebt hatte, und das zu seiner zweiten Heimat geworden ist.
Diese Ausstellung ist für mich eine ganz persönliche Freude und Genugtuung, da die Familie Sini und meine eigene eng miteinander verbunden waren und es immer noch sind. Die Sini Familie kam Mitte der 70er Jahre nach Niederdorf in Urlaub und mieteten sich über dem Sommer für viele Jahre bei uns ein. Als junges Mädchen beobachtete ich voller Bewunderung und Faszination, wie der Künstler seine Staffelei im Garten aufstellte, bedachtsam und konzentriert seine Farben vermischte und behutsam seine Pinselstriche setzte. Dieses Bild habe ich noch immer sehr lebhaft vor Augen. Er malte unzählige Bilder in diesen Ferienmonaten und die Jahre in Niederdorf und Pustertal gelten zu den produktivsten von Sergio Sini. Er liebte unser Tal, respektierte Land und Leute und war voller Bewunderung über die Schönheit dieser Gegend. Diese Zuneigung und tiefgründige Verbundenheit finden ihren künstlerischen Ausdruck in seinen Werken.
Diese Ausstellung ist eine Hommage an Sini’s Fähigkeit, die schönsten Ecken und Motive unseres Tales ausfindig und sichtbar zu machen. Seine Werke sind wie Fenster zu einer teilweise vergangen Welt, durch die wir einen Blick auf unsere eigene Geschichte werfen können.
Während Sie durch diese Ausstellung wandeln, lassen Sie sich von der Kraft der Bilder verzaubern. Lassen Sie sich von der Leidenschaft, der Melancholie und der Schönheit von Sergio Sinis Schöpfungen berühren. Mögen seine Werke nicht nur Ihre Augen, sondern auch Ihr Herz öffnen und eine Spur in Ihrer Seele hinterlassen.

Dr. Sigrid Bachmann
Assessore Comune di Villabassa

Benvenuti nell’entusiasmante mondo di Sergio Sini, un artista le cui pennellate sfumano i confini tra realtà e luce. Sergio Sini è molto più di un pittore; è un narratore di storie. Questa mostra racconta la storia di un paese, di una valle che Sini amava così tanto, diventata poi la sua seconda casa. Questa esposizione rappresenta per me una gioia e una soddisfazione molto personale, poiché la famiglia Sini e la mia erano strettamente legate e lo sono ancora. La famiglia Sini è venuta a Villabassa a metà degli anni ‘70 in vacanza e ha affittato da noi per molti anni durante l’estate. Da giovane ragazza, osservavo con ammirazione e fascino come l’artista posasse il cavalletto in giardino, mescolasse i colori con attenzione e concentrazione e dipingesse con cura le sue opere. Quest’immagine è ancora viva nella mia mente.
Ha dipinto innumerevoli opere in questi mesi estivi e gli anni a Niederdorf e in Val Pusteria sono stati tra i più produttivi per Sergio Sini. Amava la nostra valle, rispettava la terra e la gente e ammirava profondamente la bellezza di questa regione. Questo affetto e questa profonda connessione trovano espressione artistica nelle sue opere.
Questa mostra è un omaggio alla capacità di Sini di scoprire e rendere visibili i luoghi e i motivi più belli della nostra valle. Le sue opere sono come finestre su un mondo in parte passato, attraverso le quali possiamo riscoprire alla nostra storia.
Mentre vi immergete in questa esposizione, lasciatevi incantare dalla magia delle immagini. Lasciatevi toccare dalla passione, dalla malinconia e dalla bellezza delle creazioni di Sergio Sini. Possa il suo lavoro non solo aprire i vostri occhi, ma anche il vostro cuore, lasciando un’impronta nella vostra anima.
Dr. Sigrid Bachmann
Assessore Comune di Villabassa

Sergio Sini – La mia Pusteria
Der renommierte deutsche Schriftsteller Ernst Eckstein formulierte einst treffend “Das Beste, was der Künstler gibt, ist Abglanz dessen, was er liebt.”
Die Ausstellung „Sergio Sini – La mia Pusteria“ ist nicht nur eine eindrucksvolle Hommage an den talentierten Künstler Sergio Sini, sondern auch ein berührendes Zeugnis seiner tiefen Verbundenheit mit dem Pustertal. Seine Werke spiegeln auf faszinierende Weise seine Liebe zur Natur und zur Malerei wider.
Geboren 1924 in Treviso, entdeckte der Künstler bereits in jungen Jahren seine Leidenschaft für die Kunst, insbesondere für die Malerei, die er trotz traumatischer Erfahrungen in einem Konzentrationslager zeitlebens bewahrte.
Die Ausstellung mit dem Titel “La mia Pusteria” präsentiert eindrucksvoll die kraftvollen und lebendigen Farbtöne, die Intensität und die ausdrucksvolle Pinselführung in den vielfältigen Werken von Sergio Sini. Sein besonderer Bezug zu Niederdorf und dem Pustertal wird in seinen Gemälden deutlich, die Dorfansichten, Bauernhöfe, Personen und Trachtenumzüge einfangen.
Ein herzlicher Dank gebührt allen Beteiligten, insbesondere der Gemeinde Niederdorf und dem Kuratorium Hans Wassermann, für ihre unermüdliche Unterstützung bei der Realisierung dieser Ausstellung. Ein besonderer Dank gilt dem Sohn des Künstlers, Giorgio Sini, der selbst ein äußerst begabter Künstler, Pianist und Dirigent ist. Dem Fremdenverkehrsmuseum wünsche ich mit der Ausstellung von Sergio Sini großen Erfolg und hoffe, dass sie den Besuchern einen Einblick in das künstlerische Schaffen dieses außergewöhnlichen Künstlers und seiner Leidenschaft bietet.
Philipp Achammer
Landesrat Autonome Provinz Bozen Südtirol

Sergio Sini – La mia Pusteria
Il rinomato scrittore tedesco Ernst Eckstein disse: “La cosa migliore che l’artista può dare è il riflesso di ciò che ama”.
La mostra “Sergio Sini – La mia Pusteria” non è solo un impressionante omaggio all’artista talentuoso Sergio Sini, ma è anche una testimonianza toccante del suo profondo legame con la Val Pusteria. Nelle sue opere si riflette in modo affascinante il suo amore per la natura e la pittura.
Nato nel 1924 a Treviso, l’artista ha scoperto fin da giovane la sua passione per l’arte, in particolare per la pittura, che ha conservato per tutta la vita nonostante le esperienze traumatiche in un campo di concentramento.
L’esposizione intitolata “La mia Pusteria” presenta in modo impressionante le tonalità potenti e vivaci, l’intensità e l’espressiva punteggiatura delle varie opere di Sergio Sini. Il suo particolare legame con Villa Bassa e la Val Pusteria è evidente nei suoi dipinti, che catturano le vedute del villaggio, le fattorie, le persone e gli spostamenti.
Un cordiale ringraziamento è rivolto a tutte le componenti coinvolte, in particolare al comune di Villabassa ed al curatorium Hans Wassermann, per il loro instancabile sostegno alla realizzazione di questa mostra. Un ringraziamento speciale va al figlio dell’artista, Giorgio Sini, che è lui stesso un artista, pianista e direttore estremamente talentuoso.
Auguro al Museo grande successo con l’esposizione di Sergio Sini e spero che offra ai visitatori una panoramica della creazione artistica di questo straordinario artista e della sua passione.
Philipp Achammer
Assessore Provincia Autonoma di Bolzano Alto Adige

Franco Fonzo
Künstlerischer Leiter von Arte Fiera Dolomiti

Es ist nicht das erste Mal, dass ich die Ehre habe, bei der Organisation einer Veranstaltung mitzuwirken, die Sergio Sini gewidmet ist, einem bedeutenden Künstler des zweiten Novecento Veneto und Trevigiano. Jedes Mal, wenn ich auf seine Arbeit stoße, ist es, als würde ich sie zum ersten Mal sehen, da jedes Stück immer etwas Neues und Faszinierendes offenbart.
Sini war ein Künstler, der die Weltlichkeit mied und die Ruhe seines Ateliers und seine Ausflüge ins Freie bevorzugte. Trotz seiner Zurückhaltung hatte er enge Freundschaften mit großen Künstlern seiner Zeit wie Toni Benetton, Lino Dinetto, Giovanni Barbisan und vielen anderen. Seine Teilnahme am künstlerischen Leben von Trevigiano war selten, aber gleichzeitig war er eine bedeutende Präsenz. In dieser Ausstellung sind eine Auswahl seiner Werke zu sehen, die während seiner Aufenthalte im Pustertal und insbesondere in Villabassa entstanden sind. Diese Orte, die er zutiefst liebte, waren seine Inspirationsquelle während der Sommermonate und nicht nur, wenn er sich mit seiner Familie aus Liebe zum Berg und zur Malerei dorthin verlegte. Eine Gelegenheit, einen weiteren Aspekt von Sergio Sini zu entdecken.
Ein Künstler, der mit Leichtigkeit und Natürlichkeit von der Figur zur Landschaft wechselt und eine bemerkenswerte expressive und narrative Kraft zeigt, die sich voll und ganz in seinen Werken zeigt. Die Ausstellung bietet eine Vielzahl von Porträts, Lebensmomenten dieser Gebiete, von Prozessionen bis hin zu Tiroler Kostümfesten, von vielen Bauernhöfen und Landschaftsausschnitten in verschiedenen Licht-und Jahreszeiten. Alle sind Werke, in denen die Farbe der große Protagonist ist, aufgetragen mit einem schnellen und sicheren Pinselstrich, fast expressionistisch. Diese Ausstellung ist eine weitere Überraschung und eine Bestätigung der künstlerischen Tiefe eines Künstlers, der in der zweiten Hälfte des Novecento ein unauslöschliches Zeichen hinterlassen hat. Eine unverzichtbare Gelegenheit, das Talent und die Meisterschaft von Sergio Sini zu schätzen.
Franco Fonzo
Künstlerischer Leiter von Arte Fiera Dolomiti

Non è la prima volta che ho l’onore di contribuire all’organizzazione di un evento dedicato a
Sergio Sini, un artista di grande rilievo del secondo Novecento Veneto e Trevigiano.
Ogni volta che mi imbatto nel suo lavoro, è come se lo vedessi per la prima volta, poiché ogni pezzo rivela sempre qualcosa di nuovo ed affascinante.
Sini era un artista che evitava la mondanità, preferendo la tranquillità del suo studio e le sue escursioni all’aria aperta. Nonostante la sua riservatezza, aveva strette amicizie con grandi artisti dell’epoca come Toni Benetton, Lino Dinetto, Giovanni Barbisan e molti altri. La sua partecipazione alla vita artistica trevigiana era rara, ma nello stesso tempo era una presenza significativa.
In questa rassegna sono presenti una selezione delle sue opere realizzate durante i suoi soggiorni in Val Pusteria, ed in particolare a Villabassa. Questi luoghi, che amava profondamente, erano la sua fonte di ispirazione durante i mesi estivi e non solo, quando si trasferiva lì con la sua famiglia per amore della montagna e della pittura.
Un’occasione per scoprire un altro aspetto di Sergio Sini. Un artista che passa con disinvoltura e naturalezza dalla figura al paesaggio, mostrando una notevole carica espressiva e narrativa che si evidenzia appieno nelle sue opere.
La rassegna offre una varietà di ritratti, momenti di vita di questi territori, dalle processioni alle feste in costume tirolese, ai molti Masi e scorci di paesaggi nelle diverse condizioni di luce e stagione. Sono tutte opere in cui il colore è il grande protagonista, applicato con una pennellata veloce e sicura, quasi espressionista.
Questa mostra è un’ulteriore sorpresa e una conferma dello spessore artistico di un artista che ha lasciato un segno indelebile nella seconda metà del Novecento. Un’occasione imperdibile per apprezzare il talento e la maestria di Sergio Sini.
Franco Fonzo
direttore artistico di Arte Fiera Dolomiti

Sergio Sini wurde 1924 in Treviso geboren, wo er sich schon in jungen Jahren der Malerei zuwandte, um seine Liebe zur Natur auszudrücken, die ihn auf seiner Suche nach Stil begleitete.
Das venezianische Land, insbesondere die Gegend um Valdobbiadene, sowie die Stadt Treviso (er liebte die Buranelli) sahen ihn oft innehalten, um Details einzufangen, denen er mit seinem Pinsel Ausdruck und Farbe verlieh.
Seine Seele, die immer bereit war, sich von den Wundern der Natur bewegen zu lassen, zeichnete sich auch durch seine Bewunderung für die herrlichen alpinen Landschaften aus (siehe seine frühen Werke “die Drei Zinnen von Lavaredo – das Matterhorn – das Pustertal und andere Gebiete der Dolomiten”).
In seiner künstlerischen Erfahrung wurde er sicherlich von seiner menschlichen Geschichte beeinflusst, insbesondere von seiner schrecklichen Erfahrung im Konzentrationslager Halle in den Jahren 1943-45, die ihn tief prägte; auch unter diesen Umständen blieb seine Leidenschaft für die Malerei lebendig. Diese Orte inspirierten ihn zu Skizzen und Zeichnungen, die die Gefangenschaft und seine Kameraden beschrieben.
Sini erzählte oft, dass er zum Zeichnen und Malen seiner Werke die wenigen Elemente verwenden musste, die er finden konnte, indem er Zweige und Kräuter sammelte, Steine und Felsen zerbröckelte, wodurch die Verbindung zu den Elementen der Natur, die seinen malerischen Weg kennzeichneten, noch stärker wurde. Seine Berührung, wie die eines geschickten Pianisten, gab dem Pinsel die Striche und
Farbmischungen, die nur ein tiefer Künstler wie Sini zu schaffen wusste, kräftige und vibrierende Farben; jede Farbe war das Ergebnis einer langen Suche und Erfahrung in der Mischung. Seine sicheren Pinselstriche wechselten zwischen entschiedenen Zügen und intensiven Farben der Landschaften und zarten, präzisen Linien, um die Gesichter seiner Porträts zu umreißen.
Die Seele ist in jedem seiner Werke präsent, denn nichts wurde dem Zufall überlassen, jeder Strich ist ein Ausdruck der Liebe zur Natur, zu den Menschen, zu den Ansichten, zur Farbe. In jener Zeit erlebte die Stadt Treviso eine ihrer wichtigsten künstlerischen Perioden, auch dank berühmter Namen wie Barbisan, Nesi, Dinetto, Toni Benetton (ein Freund von Sini), aber seine zurückhaltende Persönlichkeit hielt ihn fern von den traditionellen Wegen der Karriere; statt des grellen Lichts der Scheinwerfer bevorzugte Sini das schwache Licht seines Ateliers, wo er jahrelang ganze Tage verbrachte, um seine Seele auf gerollten Faesite-Blättern auszudrücken.
Sergio Sini starb im Alter von 62 Jahren in Treviso.

Sergio Sini nasce nel 1924 a Treviso dove, fin dalla giovanissima età, si avvicina all’arte pittorica per esprimere il suo amore per la natura, compagna nelle sue ricerche di stile.
La campagna Veneta, in particolare la zona di Valdobbiadene, così come la città di Treviso (amava i Buranelli), lo vedevano spesso fermarsi a cogliere particolari a cui dava espressione e colore con il suo pennello.
Il suo animo sempre pronto a commuoversi di fronte alle meraviglie della natura, è caratterizzato anche dalla sua ammirazione per i superbi paesaggi alpini (vedi le sue opere giovali “le tre cime di Lavaredo – il Cervino – la Val Pusteria e altre zone delle Dolomiti”).
Nella sua esperienza artistica ha avuto sicuramente influenza la sua vicenda umana, in particolare il suo terribile vissuto nel campo di concentramento di Halle nel 1943-45 che lo segnò profondamente; anche in questa circostanza continuò viva la sua passione per la pittura. Quei luoghi gli ispirarono schizzi e disegni che descrivevano la prigionia e i compagni di camerata.
Sini raccontava spesso che per disegnare e colorare le sue opere doveva utilizzare i pochi elementi che trovava a sua disposizione, raccogliendo rami ed erbe, sbriciolando sassi e pietre, rendendo così ancora più forte quel legame con gli elementi della natura che caratterizzarono il suo percorso pittorico. Il suo tocco, come un abile pianista, dava al pennello i tratti e le mescole di colore che solo un profondo artista come Sini sapeva creare, tinte forti e vibranti; ogni colore era il risultato di una lunga ricerca ed esperienza nella mescola. Le sue pennellate sicure alternavano tratti decisi e colori intensi dei paesaggi a linee delicate e precise per delineare i volti dei suoi ritratti.
L’anima è presente in ogni sua opera perché niente era lasciato al caso, ogni tratto è espressione di amore verso la natura, le persone, gli scorci, il colore. In quel periodo la città di Treviso viveva uno dei suoi più importanti periodi artistici, grazie anche a nomi illustri come Barbisan, Nesi, Dinetto, Toni Benetton (amico dello stesso Sini), ma la sua personalità schiva, lo teneva lontano dai percorsi tradizionali della carriera; alla luce intensa dei riflettori Sini preferiva la luce fìoca del suo studio ove passava giornate intere per anni ed anni, ad esprimere la sua anima su fogli di faesite arrotolata.
Sergio Sini muore a Treviso all’età di 62 anni.

SERGIO SINI MALER IN TREVISO

Von der über vierzigjährigen Tätigkeit des Malers Sergio Sini in Treviso bleiben nur sehr flüchtige offizielle Erinnerungen: Nur die Teilnahme an der V. Provinzausstellung für zeitgenössische Kunst, die im Juni 1964 im Palazzo dei Trecento in Treviso stattfand, bezeugt seine Präsenz unter den Künstlern seiner Zeit.
Eine seltsame Situation, da viele seiner Werke in privaten städtischen und regionalen Sammlungen vorhanden sind, sowohl Ansichten von Treviso und der Landschaft, als auch vor allem Porträts.
Der zurückhaltende Charakter des Künstlers rechtfertigt nur teilweise diese Abwesenheit aus den Chroniken: Tatsächlich glaube ich, dass sein Rückzug von Ausstellungen und kulturellen Aktivitäten auf die Wahl seines malerischen Stils und letztendlich auf seine Art, Künstler zu sein, zurückzuführen ist.
Geboren in Treviso im Jahr 1924, absolvierte er seine Grundschulbildung in der Stadt und zeigte schon als Junge eine Neigung zum Zeichnen.
Nach Familienüberlieferungen wurde er 1943 von den Deutschen gefangen genommen und in das Lager von Halle interniert: Der Mangel an Elementen, die die Umstände dieser tragischen Geschichte klären könnten, ist eine Folge von Sergio Sinis Zurückhaltung, diese schrecklichen Jahre zu erinnern, eine Zurückhaltung, die auch in ähnlichen Fällen festgestellt werden kann.
In Halle, der heutigen Stadt Saale in der Region Sachsen-Anhalt, wurde 1943 ein Konzentrationslager eingerichtet – eine Filiale des traurig berühmten Lagers Buchenwald – in dem italienische Soldaten interniert wurden, die nach dem 8. September gefangen genommen wurden: Es ist wahrscheinlich, dass Sini unter diesen war, da in den verwirrten Erinnerungen der Familie scheint, dass seine Gefangennahme die Folge einer Weigerung war, in der republikanischen Armee zu kämpfen.
Von dieser dramatischen Erfahrung bleibt Zeugnis in einigen Zeichnungen, die heimlich auf Glückspapieren gemacht wurden, die Sergio wunderbar gerettet und bis heute aufbewahrt hat: Sie stellen durch schnelle Skizzen Szenen und Momente des Gefangenenlagers dar, Männer, die vor Entbehrungen auf dem Hintergrund eisiger verschneiter Landschaften gebeugt sind.
Angesichts dieser schmerzhaften Erfahrung ist es daher nicht zufällig, dass die Malerei von Sergio Sini nach der Rückkehr aus der Gefangenschaft nach einem Stil mit starker expressionistischer Ladung entwickelt, nicht nur in Kompositionen von klarer symbolistischer Inspiration – Trost, Vergebung – sondern auch in Naturszenen mit dramatischer Wiedergabe (Die Morgendämmerung des Lebens).
Und auch wenn der Ansatz zur Landschaft ruhiger wird, behält die Komposition, die durch Massen von Farbe erzielt wird, die am Körper ausgebreitet sind, eine Dynamik voller zurückgehaltener dramatischer Energie: Die Vision, die er uns vom Kanal der Buranelli – einer idyllisch schönen Stätte in Treviso, an der sich im Laufe des gesamten zwanzigsten Jahrhunderts viele Maler versucht haben – übermittelt, ist alles andere als lyrisch, sondern vielmehr tumultartig in der Gegenüberstellung von weißen und blauen Massen.
Die unterschiedliche Sensibilität für Orte, die seine zeitgenössischen Maler in einer Vision von ruhigem Gleichgewicht wahrnahmen, liefert eine weitere Erklärung für seine Distanzierung vom kulturellen und künstlerischen Leben in Treviso: Er nimmt daher nicht an der Wiederbelebung des Stadtlebens teil, die seit 1945 einige junge Künstler in der Gruppe der Rossignona in den Vordergrund stellt, die mit Ausstellungen an Glücksplätzen aktiv sind – das kleine Zimmer einer Bar, der Raum eines Geschäfts, ein privates Gebäude – da die Kulturstätten, vor allem der Palazzo dei Trecento, aufgrund der Bombenangriffe noch unzugänglich waren; und er ist in den fünfziger Jahren abwesend bei den offiziellen Ausstellungen, die vom Associazione Trevigiana della Stampa im restaurierten Salone dei Trecento organisiert wurden, in denen Naturalismus und Informalität dialektisch gemessen wurden.

Eine umso seltsamere Abwesenheit, da er privat jedoch verschiedene Künstler frequentierte: Er war befreundet mit Giovanni Barbisan, einem üppigen Naturalisten in lebendigen Landschaften und raffinierten Stillleben; mit Renato Nesi und Lino Dinetto, die eine Malerei der metaphysischen Verfeinerung erprobten; und mit dem Bildhauer Toni Benetton, der sich mit seinen Schmiedeeisenarbeiten, die den Raum in die Komposition einbeziehen, dem Informellen näherte: Die synthetische “Kopf-Porträt”, das der Bildhauer für den kleinen Giorgio noch als Kind macht, zeugt von der Vertrautheit zwischen den beiden Künstlern.
Das Werk stammt aus dem Jahr 1964 und es ist kein Zufall, dass es auch das Jahr der Ausstellung ist, an der Sergio teilnimmt: Man kann sich vorstellen, wie Toni Benetton, mit seiner freundlichen Art, den befreundeten Maler überzeugt hat, mindestens ein Werk zur Ausstellung zu bringen, an der er selbst mit drei Skulpturen teilnimmt.
Es ist eine Ausstellung, die – unter anderem mit der Hommage an eine retrospektive Ausstellung des Malers Giulio Ettore Erler, der noch eine Ausbildung im 19. Jahrhundert hatte und zu Beginn des Jahres verstorben ist – die glorreiche Tradition von Treviso “kleines Athen” abschließt: Zwei Jahre später, im selben Palazzo dei Trecento, schlägt eine Gruppe von Künstlern, die kaum zwanzig Jahre alt sind, mit der Unterstützung von Kunsthistorikern wie Umbro Apollonio und Giuseppe Mazzariol und den Künstlern Giuseppe Santomaso und Alberto Viani, polemisch “den Punkt auf junge Kunst” vor.
Und wir stehen am Vorabend der “68er” Biennalen des Protests. Sergio Sini bleibt fremd gegenüber Polemiken und Diskussionen, er entwickelt sich vielmehr in Richtung eines Ausdrucks, der die dramatische Spannung zu mildern scheint: Eine Familienszene von 1968 – die seine Kinder Giorgio und Susanna am Brunnen der Buranelli darstellt – zeugt von der Ankunft einer lyrisch erzählenden Malerei, die das Kennzeichen seiner Kompositionen bis zu den letzten Jahren sein wird; ein weiterer Beweis dafür ist die Ansicht des Innenhofs der Osteria alla colonna von 1981, leuchtend mit einem Licht, das sich mit der höchsten Landschaftstradition Venetiens zwischen dem 19. und 20.
Jahrhundert verbindet. Ein besonders wichtiges Kapitel in Sergio Sinis Karriere betrifft die alpinen Ansichten: Er hatte schon in jungen Jahren Inspiration in den Dolomitengipfeln gefunden, indem er einige Ansichten der drei Zinnen von Lavaredo in einem ausdrucksstark sublimen Schlüssel darstellte; aber ab den sechziger Jahren findet er einen ruhigen Hafen in der sanften Weite des Pustertals. Während langer Aufenthalte in Villabassa porträtiert er suggestive Ecken des Dorfes und reproduziert Details der Bauernhöfe, die charakteristischen ländlichen Wohnungen des Tals, Zeugen einer Lebensweise in enger Beziehung zur Natur; und er dokumentiert, durch Genreszenen, die Bräuche und Traditionen eines Volkes, das seiner jahrhundertealten Geschichte treu bleibt. Besonders inspiriert sind die Winteransichten, mit den Bauernhöfen und suggestiven Ecken des Dorfes, die vom Schnee bedeckt sind: Dabei behält er jedoch seine charakteristische und persönliche Kraft in der starken konstruktiven Zeichnung und in der lebhaften Farbigkeit.

Eugenio Manzato
Kunsthistoriker ehemaliger Direktor der Städtischen Museen von Treviso

Dell’attività di pittore di Sergio Sini a Treviso, durata oltre quarant’anni, rimangono assai labili memorie ufficiali: solo la partecipazione alla V Mostra provinciale d’arte contemporanea, che si tenne in Palazzo dei Trecento a Treviso nel mese di giugno 1964, ne testimonia la presenza tra gli artisti trevigiani del suo tempo. Situazione strana dal momento che molte sue opere sono presenti in collezioni private cittadine e del territorio, sia vedute di Treviso e della campagna, che, soprattutto, ritratti.
Il carattere schivo dell’artista giustifica solo in parte questa assenza dalle cronache: in realtà ritengo che il suo defilarsi dalle rassegne e dalle attività culturali sia da ascrivere alla scelta del suo stile pittorico e, alla fine, del suo modo di essere artista.
Nato a Treviso nel 1924, compie gli studi primari in città, dimostrando fin da ragazzo propensione al disegno. Stando a quanto si tramanda in famiglia, nel 1943 viene fatto prigioniero dai tedeschi e internato nel campo di Halle: la scarsità di elementi atti a chiarire le circostanze di questa tragica vicenda è conseguenza della reticenza a rievocare quegli anni terribili da parte di Sergio Sini, reticenza riscontrabile anche in analoghi casi.
Ad Halle, odierna città di Saale nella regione della Sassonia-Anhalt, fu istituito nel 1943 un campo di concentramento – succursale del tristemente famoso campo di Buchenwald – dove furono internati militari italiani, fatti prigionieri dopo l’8 settembre: è probabile che Sini fosse fra questi, giacché nei pur confusi ricordi dei familiari, sembra che la sua cattura sia conseguenza di un atto di renitenza a combattere nell’esercito repubblichino.
Di questa drammatica esperienza rimane testimonianza in alcuni disegni, realizzati di nascosto su fogli di fortuna, miracolosamente salvati da Sergio e conservati fino ai nostri giorni: rappresentano, attraverso rapidi schizzi, scene e momenti del campo di prigionia, uomini piegati dagli stenti sullo sfondo di gelidi paesaggi innevati.
Alla luce di questa dolorosa esperienza non è pertanto casuale che al ritorno dalla prigionia la pittura di Sergio Sini evolva secondo uno stile di forte carica espressionista, non solo in composizioni di chiara ispirazione simbolista – Consolazione, Perdono – ma anche in scene di natura dalla resa drammatica (L’alba della vita). E anche quando l’approccio al paesaggio si fa più sereno, la composizione, conseguita per masse di colore stese a corpo, conserva un dinamismo carico di trattenuta energia drammatica: la visione che egli ci trasmette del canale dei Buranelli – sito trevigiano di idilliaca bellezza su cui si sono cimentati molti pittori nel corso di tutto il novecento – è tutt’altro che lirica, risultando invece tumultuosa nella contrapposizione di masse bianche e azzurre.
La diversa sensibilità ai luoghi, che i pittori suoi contemporanei coglievano in una visione di sereno equilibrio, fornisce ulteriore spiegazione al suo distacco dalla vita culturale e artistica trevigiana: egli pertanto non partecipa alla rinascita della vita cittadina che vede in prima fila, a partire fin dal 1945, alcuni giovani artisti riuniti nel gruppo della Rossignona, attivi con mostre in luoghi di fortuna – la saletta di un bar, lo spazio di un negozio, un palazzo privato – giacché i luoghi della cultura, in primis il Palazzo dei Trecento, erano ancora inagibili a causa dei bombardamenti; ed è assente, nel corso degli anni cinquanta, alle mostre ufficiali organizzate dall’Associazione Trevigiana della Stampa nel Salone dei trecento restaurato, in cui si misurano dialetticamente naturalismo e informale.
Assenza tanto più strana dal momento che invece, privatamente, frequentava diversi artisti: fu amico di Giovanni Barbisan, sontuoso naturalista in vibranti paesaggi e raffinate nature morte; di Renato Nesi e Lino Dinetto, che andavano sperimentando una pittura di rarefazione metafisica; e dello scultore Toni Benetton, che evolveva verso l’informale con le sue opere in ferro battuto aperte a far entrare lo spazio nella composizione: la sintetica “testina-ritratto” che lo scultore fa al piccolo Giorgio ancora bimbo, testimonia della familiarità tra i due artisti.

L’opera è del 1964 e non sarà un caso che sia anche l’anno della mostra a cui partecipa Sergio: si può immaginare come Toni Benetton, col suo tratto bonario, abbia convinto l’amico pittore a portare almeno un’opera alla rassegna, a cui egli stesso partecipa con tre sculture.
E’ una mostra che conclude – per altro con l’omaggio di una mostra antologica del pittore Giulio Ettore Erler, di formazione ancora ottocentesca, scomparso all’inizio dell’anno – la tradizione gloriosa della Treviso “piccola Atene”: due anni più tardi, nello stesso Palazzo dei Trecento, un gruppo di artisti poco più che ventenni, con l’avallo di storici dell’arte della statura di Umbro Apollonio e Giuseppe Mazzariol e degli artisti Giuseppe Santomaso e Alberto Viani, propone polemicamente “il punto sull’arte giovane”2.
E siamo alla vigilia delle Biennali “sessantottine” della contestazione.
Sergio Sini rimane estraneo a polemiche e discussioni, anzi evolve verso un’espressione che sembra attenuare la tensione drammatica: una scenetta familiare del 1968 – che ritrae i figli Giorgio e Susanna alla fontana dei Buranelli – testimonia l’approdo a una pittura liricamente narrativa, che sarà il connotato delle sue composizioni fino agli anni finali; ne è ulteriore testimonianza la veduta del cortile dell’Osteria alla colonna del 1981, vibrante di una luce che si collega alla più alta tradizione paesaggistica veneta tra Otto e Novecento.
Un capitolo particolarmente importante del percorso di Sergio Sini riguarda le vedute alpine: egli aveva trovato ispirazione fin dagli anni della giovinezza nelle vette dolomitiche, declinando in chiave espressionisticamente sublime alcune vedute delle tre Cime di Lavaredo; ma trova, a partire dagli anni sessanta, approdo sereno nella dolce vastità della val Pusteria.
In lunghi periodi di soggiorno a Villabassa ritrae angoli suggestivi del borgo e riproduce particolari dei masi, le caratteristiche abitazioni agricole della valle, testimoni di una tradizione di vita in stretto rapporto con la natura; e documenta, attraverso scenette di genere, gli usi e i costumi di un popolo fedele alla sua storia secolare.
Risultano particolarmente ispirate le vedute invernali, con i masi e angoli suggestivi del paese sommersi dalla neve: conservando tuttavia il suo caratteristico e personale vigore nel forte disegno costruttivo e nell’acceso colorismo.

Eugenio Manzato
storico dell’arte
già direttore dei Musei Civici di Treviso

CONTRIBUTI CRITICI

SERGIO SINI PITTORE VENETO:
DALLA DISCIPLINA DELLA PITTURA ALLA POESIA DELL’ANIMA

La pittura di Sergio Sini subito ci colpisce e coinvolge per i suoi tratti fortemente personali e originali; un dipingere governato da un istinto sincero, quasi ingenuamente candido, per la figurazione e il paesaggio: Sini, con raro talento e sensibilità d’artista ‘vero’, sulla tela aveva la capacità – certo sorgiva e ‘naturale’, ma in verità sostenuta da una tecnica lungamente affinata e infine sicurissima – di trasformare lo stimolo che giungeva al suo occhio attento ed educato, in un affascinate ed evocativo amalgama di colore e luce.
Laddove il colore è una effervescente e spesso impressionate corpo materico che par scolpito dal pennello; materia densa e levitante, ruvida e talvolta quasi spumosa come acqua marina che, così trattata a colpi sicuri, si fa segno (ovvero disegno !) di speciale forza costruttiva e ‘strutturale’, benché tale energica base grafica sia poi dissimulata dalle infinite vibrazioni di luce incorporate, quasi solidificate nell’immagine, trattenute come spugna dalla straordinaria materia-colore.
Una immagine che – sia essa scorcio urbano, paesaggio campestre o montano, figure umane e anche ritratti – in tal modo è catturata con la determinazione di una sicura scelta d’artista.
Questo è il processo tecnico-materiale del pittore, assolutamente personale, messo a punto con sensibilità, ma soprattutto con costante metodo e continuo sforzo di perfezionamento: in Sini una ‘disciplina’ della pittura con tanta costanza perseguita e affinata da raggiungere l’autentico virtuosismo, che indubbiamente sorprende e rende ammirati.
Ma ciò, col rischio di esser risultato fine a se stesso, all’artista ‘vero’ non basta affatto: da sempre in pittura (ma certo in generale in tutte le arti) una tecnica pur sublime deve essere solo il mezzo al servizio di un tema poetico che, attraverso l’occhio, raggiunge il cuore. Per Sini ciò è chiarissimo e tutta la sua pittura risponde a questo.
La scelta del soggetto è certo essenziale e obbedisce a sensibilità, a predilezione e – perché no – alla ispirazione e al ‘mondo’ dell’artista.
Così, egli spazia dagli scorci urbani (la sua Treviso, quella ‘antica’ prima delle ferite della guerra o degli anni duri subito successivi, da lui certo vissuta nella dimensione per noi ormai lontana e mitica della ‘piccola Atene’ degli artisti trevigiani); oppure la campagna veneta e i suoi rustici; o anche – tema amatissimo – la montagna (la ‘sua’ Pusteria rivelata della presente esposizione).
Sini, però, quasi mai sceglie la ‘veduta’; invece, tende a ‘stringere’ sul soggetto, come farebbe un fotografo, cercando il ‘motivo’ in un campo visivo ristretto, dove emergono dettagli minori o addirittura apparentemente insignificanti, eppure per lui altamente poetici (un muro rovinoso, una staccionata sconnessa, un portone, una ‘macchia’ vegetale di fronde o di fiori; e per non dire della neve ! per lui ‘motivo’ pittorico assolutamente eccitante).
Con la medesima tendenza a ‘stringere’, piuttosto sorprendentemente Sini molto spesso sceglie e valorizza anche le figure umane, non lasciate sullo sfondo di un ‘quadro’ essenzialmente spaziale, bensì ingrandite e portate in primo piano (come in certe scene di mercato) a far da soggetto principale (il pittore era naturalmente versatissimo anche nella figura; per questo non raramente si dedicò al ritratto).
Il soggetto – già la sua scelta era sinonimo di speciale amore dell’artista per esso – diventa appunto ‘motivo’ della pittura; esso, studiato e attentamente composto nel ‘taglio’ del dipinto, con il già decifrato processo esecutivo, sostenuto dalla virtuosistica tecnica distintiva di Sini, arriva infine sempre a restituitaci una emozionante immagine di poesia, spesso pervasa dalla dolcezza lievemente malinconica di un ricordo passato che riaffiora alla mente, trasformato e quasi dissolto – è stato già da altri giustamente affermato – in elegia di luce-colore.

Se così è, vien da dire: poteva Sini non essere un pittore veneto? No di certo: infatti, egli interpreta perfettamente nel secolo XX la atavica essenza genetica veneta della pittura con rara intima e profonda aderenza, benché con forte personale originalità.
Gli storici dell’arte hanno già – e anche recentemente – analizzato la pittura di Sini, presto in lui maturata e poi appunto portata avanti come una rigorosa ‘disciplina’ per tutta la sua vita d’artista (sufficientemente lunga, ma – mancato il pittore poco più che sessantenne – poteva fruttare ancora !).
Ne è stata individuata una radice addirittura ottocentesca, tra ‘macchia’ toscana, impressionismo francese e, soprattutto, grande e variata scuola del paesaggismo veneto, fin ben dentro al Novecento. In verità, la cultura visiva assimilata da Sini, solo a guardar dentro alle sue opere, è veramente ampia e internazionale, benchè orientata soprattutto alla prima metà del Novecento. Forse solo per questo Sini, attivo fino agli anni Ottanta, fu pittore anacronistico? Giudicando solo stilisticamente si potrebbe dir di si; ma in verità in arte – a patto di non essere malvagiamente ‘falsari’ – l’anacronismo non ci può essere: tutto ciò che si crea è giocoforza contemporaneo, frutto del tempo in cui nasce.
La differenza la fa soprattutto la qualità dell’arte e la sincera ‘onestà intellettuale’ della sua intenzione; sulla qualità e sulla ‘verità’ della pittura di Sini non ci può essere dubbio; proprio perché essa vuole arrivare al cuore.
Ovvero: ci coinvolge suscitando nel nostro animo l’emozione poetica, che è già in noi e che di fronte all’opera, per virtù universale della autentica pittura, riaffiora in un sentimento tutto individuale ed intimo che può essere – perché no – anche gradita nostalgia.

Andrea Bellieni
Direttore e conservatore del Museo Correr di Venezia

Sergio Sini

Cosa si cela nella pittura di Sergio Sini se non una manifesta espressione di un mondo interiore fatto di cose semplici e quotidiane, in cui ogni elemento è pronto a trasformarsi e mostrarsi con forza convincente. L’uso del colore, trattato come elemento che offre plasticità alle figure rappresentate, riesce a diventare uno spunto narrativo sempre diverso nelle tematiche affrontate, creando suggestioni a volte dettate da intenti contemplativi della natura oppure trasfigurazioni dal carattere di presagio. Il legame con la città di Treviso ed i luoghi a lui cari, come la zona dei Buranelli, assumono carattere nostalgico e colgono dei particolari in cui la natura si mescola con prepotenza alla vita vissuta, alla semplicità delle azioni quotidiane che si scorgono tra i volti dei personaggi che rappresenta. La natura ricoperta da uno sfavillare animato è quella che imprigiona nei suoi “Alberi”,quella rarefatta degli “Alberi e massi”, mentre la condizione umana di ricerca sempre fervida rispetto a qualcosa di grandioso si intravede sia nel candore di “Alba della vita”, sia nella plasticità del “Perdono” in cui il capo chino del personaggio rappresentato sembra inchinarsi alla maestosità della natura stessa. Non manca la dolcezza nel tenero abbraccio della “Madonna con bambino”, con attenzione particolare a sguardi magnetici, annidati tra colori caldi e pennellate volutamente non definite in cui la suggestione è data dal movimento. L’imperiosa natura sembra sopita nella rappresentazione del Sile, di cui si può ammirare una vis velata eppure decisa nel suo semplice scostare fili d’erba. Il paesaggio si racconta in modo spontaneo in opere come “Vita tra i sassi “e “Sottobosco”, mentre i particolari dei “Fiori di montagna” sono frutto di una vivacità del colore che riesce a trasformare la stessa definizione di spazio circostante. Le immagini dolomitiche di “Prima neve” sono affidate all’immaginario mentre la semplicità di una baita innevata riesce ad esprimere l’apparente staticità delle cose nel brulicare imperioso della vita. “L’estate in Val Pusteria” si caratterizza per la proiezione del colore, nel semplice riflettersi del sole su scenari come quelli del “rustico veneto”. L’idea del succedersi delle stagioni stabilisce una intima connessione tra la natura e gli stati d’animo, avvolgenti quelli dell’Autunno dei paesaggi veneti, mentre in “Primavera a Nogarolo” sembra quasi affacciarsi con fare ritroso la rappresentazione di foglie verdi accanto ad una finestra chiusa. La “Fontana d’inverno” è cristallizzata nel senso d’immobilità e freddezza dei toni sul blu, quasi la coltre di ghiaccio divenisse una sorta di polvere magica capace di fermare lo scorrere del tempo. I particolari dei volti come in “Adolescenza” o “Giorgio Sini” riescono a dare l’impressione di movimento pur cogliendo nelle espressioni fissate un bagliore che vuole imprimere un momento, attraverso interrogativi e speranze. Gli elementi più legati a carattere onirico e visionario sono quelli che Sini affida ai volti di “Presagio” in cui la donna è nitidamente avvolta dalla disperazione mentre altre figure sembrano oscillare indefinite e tempestose come un funesto presagio di morte (che sarà solo alcuni mesi dopo per l’autore). Le forti esperienze di vita nel periodo bellico con l’esperienza nel campo di concentramento di Haller tra il 1943 e 45 segnarono la sensibilità di Sini, la natura maestosa che viene rappresentata nelle sue opere è contemplativa e la montagna, come nella rappresentazione delle “Tre Cime di Lavaredo” si presenta nella sua purezza incantata, catturata dalla presenza di elementi naturali nei suoi dipinti. L’opera di Sergio Sini immortala gli angoli più caratteristici di Treviso, ne cattura l’essenza più poetica mentre osservava con attenzione la luce che illumina il mondo conferendole un volto assieme agli artisti suoi contemporanei Barbisan, Nesi e l’amico Toni Benetton. La caratteristica della sua pittura è data dal sapersi stupire in modo sempre nuovo davanti alla variegata bellezza della natura. – Vincenza Caserta

Di fronte alla natura, che capisce profondamente, egli si sente come disarmato. Ed_ailora, proprio come i timidi l’aggredisce con forza, per farla rendere ed esprimere quei concetti e quei sentimenti che ha saputo ricreare in se stesso. Forse per questo, per questa intensa visione, Sini adopera il pennello con la stessa forza con cui userebbe la spatola.  Sulla tavola dipinta, egli lascia un grumo di materia che la sua esperienza sa convogliare con gusto e maestria, ottenendo, con un vigilato senso del colore, effetti graziosi e piacevoli, significati intimi e segreti. Paesaggi, nature morte, il volto delicato delle sue bambine ritratti affettuosi, privi d’angoscia, sono i soggetti che particolarmente lo attraggono. Alcune luminose immagini, nel la formale e rigida eleganza della composizione, creano quella calda atmosfera, priva di problematiche, serena e cordiale per una contemplazione riposante e distensiva…” – Nestore Trentin

 

Pittura, la sua ultima, caratterizzata di maggior forza espressiva, per la generosa pennellata, per i forti seppure equilibratissimi passaggi di toni, per i calibrati contrasti di

pmbra-luce, per la raffinata eleganza degli accostamenti di tinte. Non c’è stridio, non c’è dissonanza, è tutto un con certo, di armonia imitativa che sonoro balza dalle tele e colpisce la sensibilità di chi ammira….. – Elio Scarpa

….La tavolozza di Sergio Sini non indulge ai pastelli e al le tinte tenui. Preferisce gli accostamenti tonali dai contrasti forti: neri e marroni contro bianchi quasi calcinati, gialli

intensi a ridosso di rossi violenti, di azzurri, di grigi plumbei e nonostante questo l’insieme compositivo acquista suggestioni poetiche di grande effetto… Apparentemente la sua pittura può sembrare dura, ma una più attenta osservazione ci permette di individuare le sottigliezze cromatiche che, ammorbidendo i contrasti di tavolozza danno al dipinto particolari sfumature di colore e permettono all’artista di riprodurre aspetti e momenti non facilmente individuabili della realtà circostante…” – Vittoria Magno

La tecnica di Sini è singolare e manovrata con una certa sapienza. Certo, i temi son felici. Ma, laddove il pittore esce da una semplice contemplazione del paesaggio, impegnandosi in una  interpretazione, allora ne escono cose sostenute e significative. Sini ha gia una sua strada: dovrebbe ora perseguirla fedelmente.. – Franco Batacchi jr.